giovedì 25 novembre 2021

Macerata. Il commercio si sposta dal centro storico al centro commerciale



Macerata. Nella frazione di Piediripa sono presenti già due strutture della grande distribuzione nel giro di pochi chilometri. Eppure non sembrano essere sufficienti, perché la concorrenza è la madre del mercato…

Ed ecco affacciarsi il progetto di un terzo “mall” nell’area di via Bramante (la provinciale verso Macerata): 27.500 metri quadrati di centro commerciale su tre livelli e un parcheggio all’aperto di 25.000 metri quadrati. Un’operazione resa possibile dalla modifica del regolamento regionale di edilizia commerciale attraverso una “liberalizzazione” delle grandi strutture di vendita.

Nuovo cemento, nuovo consumo di suolo, nuovo centro commerciale in un’area più che satura che, al contrario, dovrebbe essere beneficiata di interventi di rinaturalizzazione. E con il grave dietrofront della politica locale: nel 2018 il consiglio comunale aveva votato all’unanimità un ordine del giorno che testualmente indicava “invitiamo l’amministrazione ad intraprendere, per quanto di sua competenza, tutte le azioni possibili al fine di evitare l’insediamento del nuovo centro commerciale“.
Ora ad essere coerenti risultano solo i consiglieri di minoranza, mentre l’amministrazione pare sostenere l’iniziativa privata.

Roberto Cherubini (consigliere del M5S) ha suggerito come il progetto rappresenti una grave incongruenza poichè immaginato «in una zona già devastata, in una città che vede diminuire gli abitanti e i redditi e aumentare “miracolosamente” proprio i centri commerciali».

Tra le prese di posizione anche quelle dei piccoli commercianti locali e di tante e tanti cittadine/i che restano sempre più sgomenti nel constatare la sempre più siderale distanza tra i tentativi di risoluzione delle grandi emergenze globali e i balbettii ed azioni contrarie che caratterizzano le scelte della politica territoriale.

“Bla bla bla“, direbbe la nordica Greta anche in questa occasione. Ma la pratica è in discussione in consiglio comunale a Macerata e, dunque, oltre alle parole si rischiano anche i fatti.
Ben vengano quindi le voci critiche e che risuonino alte e forti: il progresso chiede di essere promosso. Non lo sviluppo e la crescita di un’era ormai esaurita.

Negli Stati Uniti, come ben sappiamo, il “demalling” (abbattimento delle strutture commerciali in crisi) è oggi un fenomeno molto diffuso e ormai centrale in tutte le politiche urbanistiche. A Macerata si scommette ancora sul futuro della GdO?…

lunedì 15 novembre 2021

Abbadia di Fiastra, 20 e 21 novembre 2021 - Convegno "Tra Sacro e Profano" del Centro di studi storici maceratesi



Riceviamo dal nostro concittadino treiese, prof. Alberto Meriggi,  il comunicato programmatico del Centro Studi Storici Maceratesi, da lui presieduto, con l'invito a partecipare al convegno   che si terrà nei giorni 20 e 21 novembre presso l'Abbadia di Fiastra.

Il Centro Studi Storici Maceratesi riprende la propria attività dopo i lunghi mesi di sospensione di tutte le iniziative programmate e rinviate a causa della pandemia. Sabato 20 e domenica 21 novembre 2021, presso la Sala Verde dell’Abbadia di Fiastra si terrà il tradizionale Convegno annuale di due giorni, manifestazione giunta alla 56ª edizione, senza aver mai subito interruzioni dal lontano 1965, anno della fondazione dell’Associazione ad opera dei professori Dante Cecchi e Pio Cartechini e del dott. Aldo Adversi.

Come tradizione e caratteristica dei convegni del Centro Studi Storici Maceratesi, i temi affrontati hanno sempre rappresentato novità assolute nel campo della ricerca storica e le relazioni proposte hanno trattato argomenti inediti e sempre sviluppati su ricerche basate su documenti d’archivio e fonti originali. Anche il Convegno di quest’anno non si discosta da questa impostazione e propone un tema mai trattato a livello di indagini storiche locali: “Tra sacro e profano: celebrazioni e cerimonie religiose e laiche, feste e divertimenti nel Maceratese (secc. XIV-XX)”.

Il tema sarà sviluppato attraverso 14 relazioni tenute da studiosi che hanno svolto ricerche sulle feste laiche e religiose, sui divertimenti e giochi e su particolari cerimonie che nel tempo hanno avuto luogo in alcuni Comuni del Maceratese. I lavori saranno aperti dall’introduzione del prof. Alberto Meriggi, presidente del Centro Studi, a cui seguirà la prolusione, tenuta dal prof. Tommaso Di Carpegna Gabrielli Falconieri, dell’Università di Urbino, dal titolo: “Feste e identità. Rievocazioni e Public History nell’Italia di oggi”.

Il Convegno, com’è da sempre nella tradizione del Centro Studi, si propone come evento ad alto livello scientifico, per la cura delle indagini svolte dai relatori, per l’assoluto ancoraggio alla documentazione rinvenuta, per lo più inedita, e per la competenza degli studiosi che vi partecipano. Si parlerà di musici e cantori “all’improvvisa”, di riti sacri e profani nelle feste comandate, di mancati banchetti per sovrani, di miracoli durante occupazioni straniere, di festeggiamenti in onore di nobili, di episodi di intolleranza durante giochi popolari, dell’organizzazione delle feste del patrono e di molto altro. Una indagine storica su questo argomento, anche se circoscritta ad un’area limitata, rappresenta certamente una novità di rilievo proprio perché a tutt’oggi non esiste nel Maceratese uno studio organico e ad ampio respiro sul legame, o l’estraneità, tra il sacro e il profano nelle cerimonie e nelle feste. Colmare questa lacuna sarà il principale obiettivo dell’attuale Convegno e il volume degli Atti che verrà pubblicato sarà uno strumento prezioso anche come base per ulteriori approfondimenti delle tematiche trattate.

L’apertura dei lavori nella giornata di sabato 20 sarà caratterizzata dalla relazione del presidente Meriggi sull’attività svolta nel triennio precedente e quella del tesoriere Palmucci sulla situazione finanziaria.

Nonostante il blocco nei lunghi mesi della pandemia, il Centro Studi non è stato con le mani in mano, ma ha pubblicato due volumi contenenti gli Atti degli ultimi due Convegni, due quaderni con gli Atti di due giornate di studio, articoli sulla stampa locale e nazionale e realizzato circa trenta pillole di storia del Maceratese, trasmesse in video ogni venerdì nei telegiornali dell’emittente locale Emmetv. Ha anche organizzato una iniziativa di solidarietà a favore della Croce Rossa di Macerata nei primi mesi di pandemia, mettendo in vendita i volumi in eccedenza nel deposito, il cui ricavato è andato totalmente alla Croce Rossa. Ciò ha anche significato far circolare nel Maceratese e nelle Marche 260 volumi in più sulla storia dei nostri territori.

Per il numero limitato dei posti disponibili, ridotto per normativa, è obbligatoria la prenotazione al n. 3383409475, specificando la/e sezione/i a cui si intende partecipare. Non sono ammessi uditori in piedi. Non sono tenuti alla prenotazione i soci che intendono intervenire solo per espletare in segreteria gli adempimenti connessi alla loro appartenenza al Centro Studi, senza accedere nella sala del Convegno. Il Convegno e l’assemblea si svolgeranno nel rispetto delle norme antiCovid-19. E’ per tutti obbligatorio esibire il Green pass e indossare la mascherina.

Durante lo svolgimento dei lavori la Segreteria sarà a disposizione dei partecipanti per ricevere nuove adesioni, rinnovare iscrizioni, distribuire i volumi e i quaderni ultimamente pubblicati. Non essendo stato possibile, a causa della pandemia, organizzare il Convegno nel 2020, né spedire i volumi, i soci potranno regolarizzare la propria posizione associativa e ritirare i volumi 53 (2019), 54 (2020), 55 (2021).




martedì 9 novembre 2021

Ripopolare i paesi spopolati... come Treia



A chi interessa dello spopolamento dei nostri piccoli (o meno piccoli) bei paesi italiani? Se lo chiede  Franco Arminio, poeta che si definisce "paesologo", quando invita gli interessati ad iscriversi alla "casa della paesologia". Dato che anch'io sono originaria e  vivo per buona parte dell'anno in un paese, Treia, il cui bellissimo centro storico da diversi anni è semideserto, sono appassionata di questi temi.  

"Cos'è la "Casa della paesologia"? È " un progetto orientato ad abitare e frequentare “i luoghi del margine” e a sviluppare una forma di attenzione che dia luogo a nuove pratiche comunitarie, culturali, relazionali, diffondendole anche tra chi vive nelle città. .... E' anche una vera casa, dove si fanno incontri su questi argomenti, ad esempio  a Bisacce, Irpinia. Ma perchè questi temi interessano così poco?"

Rispondo io: le persone sono poco interessate.. sono gli stessi vecchi abitanti di tanti paesi che hanno iniziato a spopolarli... perchè? Perché i piccoli paesi hanno strade strette, hanno salite e discese, hanno pochi parcheggi, sono "scomode". La gente, con la fretta che c'è adesso preferisce la casa a valle, magari singola e col giardino, e se non se la può permettere, va bene anche una casa in condomimio. Ha il suo garage o il posto-macchina e, la sera, quando torna tardi dal lavoro, non deve parcheggiare distante e farsi la salita fino a casa. 

Poi, iniziando a spopolarsi, il paese diventa meno attrattivo per i negozianti e cominciano a chiudere i pubblici esercizi, ma ci sono meno negozi, meno bar? La gente comincia a non venirci più neanche per fare le compere, preferisce andare al centro commerciale dove trova tutto e subito. Poi, ci si mette anche l'amministrazione, se nel paese vecchio non c'è quasi più nessuno, specialmente i bambini, a cosa serve una scuola nel centro storico? 

E così via .... chi ha bambini o desidera averne, magari trova più comodo trovare un'abitazione fuori da quel vecchio centro storico senza più neanche la scuola, e così ne risente anche il bar dove si andava a far colazione, l'alimentari dove si andava a prendere la merenda, la cartoleria dove si andavano a comprare quaderni e colori, la banca, dove si andavano a prelevare i soldini. I vecchi muoiono ed il vecchio campo da bocce non serve più a nessuno, viene abbandonato e invaso dalle erbacce, la pizzeria al taglio chiude, ed anche il secondo negozio di alimentari, ne basta uno... 

Non si capisce come fanno ad andare avanti quelli che restano. Finchè non succede il miracolo, ma che deve essere grosso, qualche famiglia giovane o anche di anziani si innamora di quel borgo, ci è capitato per caso o c'è tornato dopo essere scappato in gioventù e trova la casa magari a buon mercato e comincia a sistemarla, ci mette all'ingresso qualche vaso di fiori ed una targa di "Benvenuto", ci invita gli amici che ne restano pure innamorati (ma raramente, visto che sono per quel po' di tempo, dentro ad una cartolina, si rendono conto delle difficoltà). 

Questa è un po' la storia del mio paese di origine, Treia, in provincia di Macerata. Dovresti venirci, Franco, a parlare di queste cose, forse un poeta che lo ascolterebbero? Mah, sembra che alle amministrazioni interessino solo i turisti, che vengono, ammirano e se ne tornano alle loro sedi, lasciando qualche sospiro, qualche cartaccia, qualche euro... E' questo quello di cui ha bisogno uno dei nostri bei paesi che si spopolano? 

Ultimamente ho qualche speranza. Ho visto meno cartelli "vendesi" del solito e qualche casa in ristrutturazione. Perchè questi paesi sono a misura d'uomo, sono strutturalmente difficili ma si fanno amare, sono talmente belli! Sono già belli come sono e non è tanto difficile mantenerceli, e ci si può vivere molto bene se si sa creare poi, al loro interno, una comunità solidale e amichevole, "ideale"?

Caterina Regazzi