martedì 18 ottobre 2016

Rime del popolo - Poesie dialettali del centro Italia (sul governo in carica)



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I. L'HAE VISTO 'R PRESIDENTE DER CONZIJO



L'hae visto 'r presidente der conzijo

co' la ministra fija der banchiere

tutti bellini, bianchi come 'n gijo

che cce voleveno fa' 'sto cristiere



che lloro giocheno a 'ndo tocco pijo

e tte se fregheno 'r cacio e le pere

e a tte te lasseno diggiuno, fijo,

che hae da 'nna' a ccattanno pe' mmestiere.



Eppoe le vegghi co' 'sta faccia tosta

che mmo' pe' rrubba' mejo cianno fretta

de faccese 'na legge fatta apposta.



Ma gguarda tu, mannaggia a la paletta,

che pe' nun famme metta 'sta supposta

me tocca a vvota' nno 'nziem'a Brunetta.



* * *



II. ER PRESIDENT'HA DDETTO: O SSI' O A CCASA



Er president'ha ddetto: O ssi' o a ccasa,

o mme date raggione o mme ne vo.

Poi se n'e' 'ccorto 'r sor mastro cerasa

d'ave' convint'a tutte a vvota' nno.



E appresso la ministra ggiu' 'na spasa

de trombonate e 'nzurti e quipproquo

che a daje retta a uno je se 'ntasa

lo stommico e la zzucca doppo 'n po'.



E nnue poracce e ppure sempriciotte

emo capito solo che 'sta ggente

ce vonno bidona' pure stavorta



co' 'ste moine qui da gattamorta

e cco' la scusa che 'gni cosa e' urgente

a lloro la cuccagna e a nnue le bbotte.



* * *



III. FAMOLA CORTA, SORI BUGGIARONI



Famola corta, sori buggiaroni

e' vvero o nun e' vvero che 'l governo

ha ddetto ch'emo rotto li cojoni

a sta' a discute tutto 'n sempiterno?



E' vvero o nno che li sori padroni

se so' stufati a sopporta' 'st'inferno

'ndo' pure noi che semo pezzentoni

volemo da vota' pure d'inverno?



E allora se so' ffatte 'sta riforma

che ddice che comanneno esse sole

e ppe' cchi nun ce sta' ciade' la norma



de stasse zitte pure se je dole

e 'gni cinqu'anni tanto pe' la forma

d'anna' a vvota' che artro nun ze pole.



* * *



IV. VIVA 'R GOVERNO DE LA GGIOVENTU'!



Viva 'r governo de la ggioventu'!

La legge nova e' que': che pe' 'r senato

nun s'ha da vota' piu', e che 'r deputato

se lo sceje er capoccia, mica tu.



Che cchi ggoverna nu' la regge ppiu'

'sta pigareccia, 'sto spreco de fiato

'ndo vole mette becco 'gni screanzato

che 'r posto suo e' dde fa' la servitu'.



Chi sta ar governo e ha ffatto bazzicotto

je va da governa' come je pare

che d'essa controllato mo' ss'e' rrotto.



Macche' elezzioni, e' rrobba da somare.

Macche' democrazzia, ch'ade' 'n pancotto.

Smettete da scocciacce e annate ar mare!



* * *



V. MO' TTE LO VOJO DI': A PPARLA' PULITO



Mo' tte lo vojo di': a pparla' pulito

se de tutti i ministri ce fae 'n mazzo

se chiama gabbinetto, e 'n der palazzo

se sa che 'r gabinetto ade' quer sito



che nun po' mae manca', e cchi c'e' ito

te dice ch'ade' propio 'n ber sollazzo

che sse sta mmejo lli' che sur terrazzo

e cce se gode da leccasse er dito.



E quello che ccia' avuto 'sta fortuna

d'aritrovasse ma 'sto gabbinetto

nun vole scegne ppiu' da la tribbuna



che nun ze stacca manco cor raschietto

manco si j'arigaleno la luna.

Avoja a di' "ssi pperdo me dimetto".



* * *



VI. STAMM'A SSENTI', CHE TTE LA SPIEGO IO



Stamm'a ssenti', che tte la spiego io

'sta gran riforma costituzzionale.

Primo: 'r zenato adera annato a mmale

cosi' ll'hanno levato e vae co' ddio.



Ar posto suo tanto pe' ffa' pio pio

ce vanno du' farlocchi ch'ade' ugguale.

Seconno, la riforma elettorale

ar parlamento ch'era 'n ciancichio



je ficca su' 'na bbella muserola

cosi' ss'azzitta e 'mpara a ddi' dde si'

quanno 'r governo je da' la parola.



Pe' tterzo: er popolaccio ha da obbedi'.

E mmo' che tt'ho spiegata 'sta tajola

decide tu ssi tte sta bbe' cosi'.



* * *

giovedì 13 ottobre 2016

Treia, 15 e 16 ottobre 2016, nell'Arena Didimi di Treia, Campionato italiano di serie "A" del gioco del pallone col bracciale

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Da alcuni giorni, durante la mia passeggiata serale lungo le mura di Treia, avevo notato una cartellonistica, in prossimità della Porta Cassera,  in cui si informa la popolazione che i "primi 20 spazi di parcheggio sono riservati alle autorità, nei giorni 15 e 16 ottobre 2016". 

Mi chiedevo quale manifestazione fosse prevista, non avendo avuto sentore di alcun evento comunale. Ma finalmente apprendo che proprio a Treia, in quei giorni indicati, si terrà il Campionato Italiano del Gioco del Pallone  col Bracciale. Questo su iniziativa del Comune di Macerata, nella quale Provincia Treia insiste.  

Questa mi sembra una ottima iniziativa, poiché anch'io sono un  estimatore di questo antico gioco.  Tra l'altro uno dei più antichi,  molto precedente il foot-ball di importazione americana. Alle gare di palla col  bracciale si cimentavano sin dal Medio Evo squadre  agonistiche di varie città d'Italia.  

"Il pallone col bracciale è uno sport di squadra sferistico e uno dei giochi nazionali italiani più antichi: fu lo spettacolo atletico più popolare in Italia sino circa il 1921. Ancora ai tempi dell'inaugurazione del Foro Italico, lo scultore Bernardino Boifava scelse di rappresentare un Pilibulus, ossia un giocatore col bracciale, come emblema della Provincia di Forlì. I pallonisti professionisti, dell'epoca erano tra gli atleti più ricchi nel mondo di allora: forse solo i toreri spagnoli e i lottatori giapponesi di sumo potevano rivaleggiare coi pallonisti riguardo popolarità e ricchezza. Il bracciale ebbe una certa diffusione pure in Francia,  Germania, Austria, Inghilterra e Paesi Bassi. Dal pallone col bracciale nacque anche lo sport della palla tamburello." (Wikipedia)

Mi pare giusto che il torneo  nazionale di serie "A" si svolga qui a Treia, poiché proprio nella nostra città , nel 1978, il gioco fu riesumato dopo l'abbandono degli anni precedenti (vedi:  http://treiacomunitaideale.blogspot.it/2016/07/treia-la-storia-della-disfida-del.html). 

Ed ora Macerata torna a organizzare il Campionato italiano di Palla col Bracciale proprio al Didimi di Treia. 

Paolo D'Arpini

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Articolo collegato:
Dopo 50 anni Macerata torna a organizzare il Campionato italiano di serie A di Palla al bracciale, grazie alla Polisportiva Acli Macerata e alla collaborazione con l’ Ente Disfida del Bracciale di Treia.
  L’iniziativa è stata presentata questa mattina, durante una conferenza stampa all’arena Sferisterio, dagli assessori allo Sport dei Comuni di Macerata e di Treia, rispettivamente Alferio Canesin e David Buschittari,  dal presidente dell’Ente Disfida del bracciale, Giorgio Bartolacci, dal presidente della Polisportiva Acli di Macerata, Ulisse Gentilozzi e dall’allenatore e giocatore della squadra maceratese Luca Crescimbeni.
  “E’ una manifestazione – ha detto Canesin – a cui teniamo moltissimo e alla quale, grazie alla collaborazione del Comune di Treia, dell’Ente e all’entusiasmo di Gentilozzi, Macerata può finalmente partecipare con una sua rappresentativa. A settembre con l’evento esclusivo allo Sferisterio organizzato nell’ambito di Mura in festa, il Gioco del pallone al Bracciale è ritornato nel luogo delle sue origini, l’Arena Sferisterio. L’esibizione sul palco, con la partecipazione di due squadre professioniste in costume, ha destato molta attenzione e curiosità da parte di tante persone che ne avevano sentito parlare ma che non avevano avuto, fino a quel momento, la possibilità di assistere a una partita.”
  “Da due anni – ha detto invece l’assessore treiese Buschittari – grazie alla fattiva collaborazione di tutti gli attori coinvolti, al Comune di Macerata e all’impegno del presidente Bartolacci, riusciamo a partecipare al Campionato con ottimi risultati”.
  Le partite di qualificazione si svolgeranno sabato e domenica prossimi, 15 e 16 ottobre 2016, nell’Arena Carlo Didimi di Treia.
   Sei le squadre in gara divise in due gironi. Il girone A comprende le compagini di Carlo Didimi Treia (Campione d’Italia 2015),Torrione Portacomaro e Comitato Contrade Chiusi. Nel girone B sono invece iscritte Oreste Macrelli Faenza (2^ classificata 2015) Acli Macerata e Compagnia Pallone Grosso Monte san Savino.
 “Ben venga la squadra di Macerata – ha affermato il presidente Bartolacci. L’impegno costante dell’Ente Disfida del bracciale è quello di portare in giro per l’Italia il gioco, farlo conoscere con i suoi campioni vecchi e nuovi e allo stesso tempo di promuovere il nostro territorio”.
  Ulisse Gentilozzi  ha espresso la sua soddisfazione ma ha posto l’accento sulla mancanza a Macerata di un impianto dove poter far giocare la squadra casalinga: “La Polisportiva Acli – ha detto -  è un ente di promozione sportiva e quando mi è arrivata la proposta di Canesin di formare una squadra per la palla al bracciale sono stato molto contento dell’opportunità che mi veniva offerta”.
   Macerata rinnova dunque il suo legame con questo sport per la cui pratica i cento consorti, nel 1820, diedero il via ai lavori di costruzione dell’Arena Sferisterio che nacque proprio per esercitare questa disciplina sportiva. Macerata è anche una delle fondatrici del Comitato nazionale di palla al bracciale e nel 1959 una sua rappresentativa, la Enac Macerata, portò la città in vetta alla classifica conquistando il titolo di Campione italiano. (Fonte: http://www.comune.macerata.it/news/2016/dopo-50-anni-macerata-torna-a-organizzare-il-campionato-italiano-di-serie-a-di-palla-al-bracciale)

mercoledì 12 ottobre 2016

Treia - Anch'io, come Martin Luther King, ho fatto un sogno... ho visto il senso della "fierucola delle eccellenze bioregionali" dell'8 dicembre 2016



Stanotte ho fatto un sogno. Ho visto che un piccolo gruppo di amici
si era riunito per decidere come salvare il mondo. All’inizio eravamo
quattro gatti come suol dirsi poi a mano a mano giungevano altre
persone di tutte le razze: mediorientali, cinesi, neri, etc. Lo scopo
non era tanto quello di trovare soluzioni per evitare ciò che appariva
inevitabile bensì di riuscire a mantenere un’intelligenza, un seme,
per la continuazione della specie umana.

Infine dovevamo prepararci ad una guerra e il consiglio dell’esperto
era: “Per sopravvivere ad una guerra occorre non lasciarsi travolgere
dalle emozioni cercando bensì di adempiere a quanto necessario senza
preoccuparsi delle conseguenze”. Ero anch’io d’accordo… E non siamo
forse oggi in procinto di una guerra globale per la sopravvivenza
dell’Umanità?

Cosa possiamo risolvere con le nostre chiacchiere e le nostre piccole
azioni   per salvare il mondo? Serve a qualcosa organizzare, l'8
dicembre di  quest'anno a Passo di Treia, una "fierucola delle
eccellenze bioregionali" alla quale al momento presente pare che
pochissimi siano realmente interessati?

Forse ha  ragione Lorenzo Luccioni quando  ogni martedì ed ogni sabato
mattina mi dice che "alle manifestazioni da me organizzate ci si
ritrova con i soliti intimi, al massimo 15 o 20 persone e perlopiù di
fuori, di Treia ben pochi..".  Questo suo  rammentarmi la realtà dei
fatti  non mi scoraggia, ed io ogni volta gli rispondo: “Quel che
conta non è la quantità ma la qualità!”.

E così sia… sarà benvenuta la qualità, a Passo di Treia. Anche perché
non dobbiamo decidere alcunché ma solo mescolare le energie e le
intelligenze. Un po’ come si fa durante una meditazione collettiva, si
sta  assieme a si resta in comunione... l’inconscio provvede al resto.


L’importante, durante questa "fierucola", sarà scambiarci esperienze
sulla creatività,  sarà la capacità di gestirci nelle cose minute:
mantenere la pulizia, essere in grado di ordinarci all’interno di un
insieme, godere di momenti di gioia e di preoccupazione, stabilire i
confini fra l’utile e l’inutile, decidere per noi stessi cosa fare di
noi stessi, esprimere arte e poesia, dimostrare che siamo capaci di
lavorare con le mani e con  la mente, insomma creare le premesse  per un
futuro possibile… per Treia (e forse come esempio per il resto del mondo)!


Paolo D'Arpini


P.S. Chi sentisse lo stimolo a dare una mano, in qualsiasi forma, per la buona riuscita di questa iniziativa, può prendere contatto con me: treiacomunitaideale@gmail.com -
Tel. 0733/216293 



lunedì 10 ottobre 2016

Passo di Treia - Intenti per la "Fierucola delle Eccellenze Bioregionali" dell'8 dicembre 2016


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Respiriamo la stessa aria, beviamo la stessa acqua, calpestiamo lo stesso suolo, siamo abitanti di Treia. Il nostro vivere qui però non è  una semplice partitura di servizio. Abbiamo scelto di vivere qui, o ci siamo nati, perché dentro di noi sentivamo lo stimolo di ritrovare noi stessi, di capire chi siamo. Sembra una strada lunga ma non possiamo far altro che essere già quel che  siamo. Dobbiamo far pace con noi stessi prima di pensare di cambiare il mondo.  Il nostro non è un messaggio  -e nemmeno un parlare senza sapere di cosa-  è semplice esistere, nel momento presente.

L’esistenza a Treia, soprattutto in questo momento di crisi sociale ed economica, è caratterizzata dalla capacità  d’inventarsi la vita, la fantasia del lavoro creativo  -della sopravvivenza creativa.   Noi che giorno per giorno scegliamo di vivere e lavorare a Treia, senza fuggire altrove,   siamo benedetti come pure condannati dal destino.  


Ci dobbiamo arrangiare  senza certezze. Forse è la condizione di ogni altro essere umano –direte- credo però che qui a Treia, in modo particolare, ognuno di noi ha sentito dentro di sé quel fuoco, quel desiderio di armonia e completezza e quella voglia di esprimersi nel produrre qualcosa di bello, non soltanto per denaro.  Che sia arte, artigianato,  poesia, canto o teatro è solo il modo intercambiabile. Proprio per valorizzare questa capacità intrinseca è sorta l’idea di organizzare una festa  del lavoro creativo per l'8 dicembre 2016,  una semplice fiera paesana forse  ma anche una meravigliosa fiera campionaria del genio di Treia.

Presso gli antichi piceni e sabini, indicati come i primi componenti della comunità treiese, c'era l'usanza di compiere dei riti in concomitanza delle varie stagioni.  Verso la fine dell'autunno, attorno ai primi di dicembre, ci si predisponeva alla pausa invernale nel lavoro dei campi. Il momento in cui la natura accoglie i semi e l'uomo si ritira per produrre quelle cose e quegli oggetti che gli saranno necessari per il prossimo anno di lavoro. Quindi questo è un momento creativo, un momento di riflessione e di progettazione. 

Tra l'altro in questo periodo si dava maggiore importanza alla socializzazione,  come integratore   per il mantenimento del patrimonio comune di conoscenze, soprattutto in campo artistico, artigianale, ludico.  Il modello culturale  e politico delle antiche popolazioni originarie di Treia era basato sul policentrismo, sulla conservazione dell’habitat  e sulla diversificazione espressiva, la nostra era  una civiltà  che sapeva usare le mani ed il cervello per  plasmare, forgiare, produrre in modo  creativo.  

La Festa dell'8 dicembre, denominata "Fierucola delle Eccellenze Bioregionali",  che quest'anno si svolge a Passo di Treia, non è però una semplice ri-proposizione di un’immagine del passato ma è il vivere quello spirito nelle condizioni presenti.


Paolo D'Arpini



sabato 8 ottobre 2016

8 ottobre 2016 - Da Treia a Macerata per ricordare il sorriso di Dante Cecchi - Presentazione del libro: “Dante Cecchi. L’avventura di un intellettuale nelle Marche del Novecento”


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Prof. Dante Cecchi, in piedi che sorride

A Macerata era da un bel po' che non ci andavo,  l'8 ottobre 2016 però sono stato precettato da Lorenzo Luccioni per accompagnarlo alla manifestazione organizzata dal comune amico Alberto Meriggi, che si svolgeva al Teatro Lauro Rossi,   unitamente alla presentazione del libro “Dante Cecchi. L’avventura di un intellettuale nelle Marche del Novecento” un'antologia di vari autori dedicata al compianto prof. Dante Cecchi, grande educatore, storico e amministratore maceratese, in occasione del primo anniversario della sua scomparsa. 

Evidentemente questo personaggio era ed è tutt'ora amato dalla popolazione della provincia di Macerata lo dimostrava la folta presenza di pubblico ed il numero dei relatori chiamati a descriverne l'avventura. Lorenzo ed io siamo riusciti ad aggiudicarci un palchetto quasi di fronte al palcoscenico e quindi non ci siamo dovuti sguerciare molto per osservare lo svolgimento della manifestazione, condotta con  savoir faire dal nostro Alberto Meriggi, il quale in veste di chaperon ha tessuto le fila e guidato con sagacia la sequenza dei numerosi interventi. 

Purtroppo non abbiamo potuto assistere all'intero programma facendo però  in tempo ad ascoltare i relatori principali,  fra cui -primo in ordine di apparizione-  il sindaco Romano Carancini di Macerata, patrocinante l'evento.  Subito dopo  ho apprezzato il discorso di Daniele Salvi, Capo Gabinetto della Regione Marche, in cui ha evidenziato "l'importanza dell'azione indefessa di Dante Cecchi, svolta a mantenere un alto livello culturale negli eventi marchigiani e maceratesi, cosa estremamente importante e necessaria per non cadere nel glamour di una pseudo cultura  di massa”, queste più o meno le sue parole. 

Altrettanto valido è stato il messaggio di Gilberto Piccinini il quale ha ricordato l'opera svolta dal  prof. Cecchi "per la salvaguardia della memoria e della storia locale, soprattutto dei piccoli comuni marchigiani che con i loro statuti hanno dato una forte spinta verso una  democrazia compiuta, anche in tempi oscuri della nostra storia, certamente -ha continuato Piccinini- Dante Cecchi avrebbe disapprovato la tendenza omologatrice di questi ultimi anni che si manifesta anche nell'accorpamento amministrativo di diversi centri storici marchigiani con relativa perdita dei nomi e delle tradizioni locali”. Questa di Piccinini è sicuramente una presa di posizione importante ed in perfetta sintonia con la filosofia bioregionale. 

Una nota umana è stata successivamente portata dall'unica relatrice del primo round, Angiola Maria Napolioni, un po' emozionata davanti alla platea, come dovrebbe essere sempre per tutti quando ci si trova a commemorare una persona che non c'è più, ma che  -si presume- ci ascolta dall'Aldilà. 

Beh, dopo un paio d'ore di ascolto, Lorenzo ed io siamo dovuti tornare a Treia, verso l'uscita abbiamo salutato il regista Fabio Macedoni che attendeva il suo turno per intervenire sul palco, ma non potevamo aspettare oltre:  Lorenzo per impegni familiari ed io per il mio impegno redazionale. 

Usciti dal teatro abbiamo incrociato il primo dei tamburini treiesi che erano stati chiamati ad esibirsi sul palcoscenico con una loro performance ritmica. Per fortuna che già conoscevamo i loro ritmi e la loro bravura, altrimenti avremmo perso una buona occasione per ascoltarli...

Paolo D'Arpini

L'autore in posa con un tamburino davanti al Teatro Lauro Rossi 




mercoledì 5 ottobre 2016

La riscoperta della comune appartenenza alla vita come chiave d'accesso alla comunità ideale


Risultati immagini per treia Giù la piazza non c'è nessuno

A volte  mi sembra che  anche in una piccola comunità come questa di Treia  la separazione e lo scollamento sociale si manifestino con chiara evidenza…  La comunità locale sembra aver perso la capacità di esprimere solidarietà e collaborazione.

Ciò avviene persino fra compaesani, persino fra parenti più o meno stretti. Perciò è evidente che lo “straniero”  sia addirittura visto come un invasore e questo comporta un allontanamento  continuo fra i membri della comunità. 

Come si può in tal modo costruire una società umana decente? Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo,  o pensiamo di non conoscere?

Abito qui a Treia dal 2010 eppure, malgrado faccia di tutto per integrarmi nella comunità, addirittura avendo fondato un comitato con queste finalità "Treia comunità ideale", spesso ho la sensazione di essere percepito come un "alieno". Non nascondo che leggendo il libro di Dolores Prato,  sulla sua infanzia a Treia, sentivo la stessa cosa, il suo senso di etraneazione, il rifiuto della sua persona. Quella bambina non era accettata dalla comunità e mi meraviglio che oggi Dolores Prato, da morta,  sia stata presa a simbolo di Treia. Lei che da Treia era stata sempre scansata e questo   lo scrisse senza alcun pudore nel suo "Giù la piazza non c'è nessuno". 

« Sono nata sotto un tavolino. Mi ci ero nascosta perché il portone aveva sbattuto, dunque lo zio rientrava. Lo zio aveva detto: «Rimandala a sua madre, non vedi che ci muore in casa?». Ambiente non c'era intorno, visi neppure, solo quella voce. Madre, muore, nessun significato, ma rimandala sì, rimandala voleva dire mettila fuori della porta. Rimandala voleva dire mettermi fuori del portone e richiuderlo. »

Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure  con l'ampliamento degli orizzonti culturali  si presupponeva che  il concetto di comune appartenenza alla comunità umana divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione, anzi lo scollamento, in questa  società cosmopolitana e consumista, è ormai evidente.

A volte può accadere che anche in una piccola città, come Treia, la gente vive nello stesso palazzo e talvolta nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è estraneo all’altro. Magari per ripicche stupide, per piccole differenze d'interpretazione sulle cose comuni.   
Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti.

Ritengo comunque che, per una opposta tendenza compensativa, allorché  il bisogno di collaborazione si farà più forte,  succederà che questa “separazione” sfocerà necessariamente nel ri-accostamento dell’uomo verso l’uomo.
 
In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Ecco infine che l’allontanamento si trasformerà in avvicinamento…
Succederà, ne son certo,  anche nella chiusa mentalità bigotta di paese, per via della  necessità di sopravvivenza, che  nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita, troveranno espressione. Un ri-avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione del criterio di vita, ad atteggiamenti simbiotici e ad uno stato di coscienza comunitario. L’evoluzione spirituale  lo richiede. 

Separazione è solo un concetto per giustificare degli “indirizzi” personalistici ed egoici, è una frattura radicale che spacca il mondo e l’essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio” di cui ci riteniamo proprietari originari, non può essere codificato dalla nascita, dall’etnia o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in sintonia con l’esistente.

Perciò il passo primo da compiere, per il “Ritorno alla Casa di Tutti”, è l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna.

Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica.

Queste somiglianze renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso luogo, tutti a casa!


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sabato 1 ottobre 2016

Treia, 15 ottobre 2016 - Termine ultimo di presentazione delle istanze per i danni sismici agli immobili


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Si comunica che con nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri, DIPARTIMENTO DI PROTEZIONE CIVILE prot. n. UC/TERAG 16/0051001 del 30/09/2016 è stato individuato nella data del 15 OTTOBRE 2016 il termine ultimo per la presentazione delle istanze di sopralluogo al fine di richiedere la verifica di agibilità post-sismica (relativamente al terremoto del 24 agosto 2016) degli edifici privati, al Centro Operativo Comunale (C.O.C.). 

I cittadini che non avessero ancora presentato tali istanze, e fossero interessati a farlo, sono tenuti a provvedere entro e non oltre il suddetto termine. Eventuali istanze pervenute a questo Comune oltre tale data non potranno, pertanto, essere prese in considerazione al fine della suddetta verifica. 

Cordiali saluti. 

Il Sindaco, Franco Capponi

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