mercoledì 27 ottobre 2021

Paolo Cudini, fotografo di strada a Treia

 


Da cosa si distingue un fotografo di strada da qualsiasi altro fotografo, mediocre o bravo che sia? L'ho capito subito il 24 ottobre 2021, a Treia, una cittadina delle Marche profonde, scoprendo i segnali lungo la strada che conduceva alla sua mostra. Prima un cartellone appoggiato ad un cavalletto, un po' sbilenco, poi alcune foto buttate lì per terra che indicavano una percorso, come i sassolini di Pollicino, verso la sala della esposizione: “Paolo Cudini Photographer – Poesie fotografiche: la strada ed altro...”.

A questo punto posso iniziare a raccontarvi le vicende che mi hanno condotto a conoscere questo mio omonimo, Paolo, che si esprime però, al contrario di me, con le immagini e non con la scrittura. Quella domenica di fine ottobre me ne stavo tranquillamente a casa, intento a redigere il mio diario quotidiano, il Giornaletto di Saul, allorquando mi chiamò al telefono l'amico Antonello Andreani, architetto, musicista, fotografo e fondatore della casa editrice Ephemeria di Macerata. “Oggi pomeriggio sarò a Treia per visitare la mostra di un mio collega, Paolo Cudini, che si tiene nei locali dell'ex Trea, in cui espone le sue foto di viaggio, anzi di viaggi, ti aspetto lì verso le ore 16...” - Fidandomi del giudizio di Antonello, che conosco da anni per aver collaborato con lui in varie avventure culturali, in vari luoghi delle Marche ed oltre, accettai di buon grado il suo invito.

Lo stesso giorno nella piazza principale di Treia si svolgeva una sorta di “fierucola” con tanti bancarelli di prodotti artigianali ed alimentari del centro Italia. Vedere gente a passeggio nel centro storico mi è sembrato un buon segnale di rivitalizzazione di questo borgo, bello architettonicamente e ambientalmente, ma quasi disabitato. Un po' di vita non guasta!

Antonello Andreani l'ho trovato, elegante e sorridente, davanti all'ingresso dell'esposizione, ci siamo fermati un po' a chiacchierare del più e del meno, e ad un certo momento è uscito anche l'autore delle foto, Paolo Cudini, e nel frattempo c'è stato un continuo affluire di persone di ogni genere e natura. Quasi tutti mascherati ed in tiro. In particolare mi è rimasto impresso un giovanotto con un barbone da Ceceno, che raccontava le sue avventure, vissute assieme al Cudini, a San Pietroburgo, a Mosca ed altre città della grande madre Russia. Molte delle rimembranze vertevano sulle abbondanti libagioni di vodka, chiamate “sfide”, compiute con corpulenti cittadini russi che alla fine dovevano però dichiararsi sconfitti dalle inusitate capacità di assorbimento, senza perdere il controllo, di questi due italiani anomali, all'inizio scambiati quasi per “astemi” (in senso dispregiativo s'intende).

Allorché il crocchio all'esterno dei locali della mostra era diventato quasi un assembramento fuori legge ecco che Paolo Cudini spinge tutti all'interno. E qui per interno non intendo solo le stanze dell'esposizione ma anche la sottile presenza di un mondo “di strade e di situazioni” che veniva pian piano interiorizzata. Foto ovunque, sulle sedie come personaggi viventi, alle pareti come immagini ricordo, gettate sul pavimento come cartacce in un parco pubblico. E Paolo Cudini raccontava e raccontava, barboni, scheletri architettonici, risa e pianti, fughe sui tetti, panorami nemmeno mai visti, personaggi da corte dei miracoli e signore e signori distinti. Insomma foto di strada, foto di vita. Nella foga del racconto mi sono perso, mi sentivo sconfitto, malgrado la mia buona disposizione al dialogo, da quella narrativa fiume, da quella capacità di evocare ed allo stesso tempo rendere tutto “presente”.

Per averne testimonianza ho provato a chiedere aiuto all'amico Antonello, in quel mentre ancora impegnato all'esterno in dotte disquisizioni con il direttore del museo archeologico di Treia: “...per favore vieni almeno a scattare una foto di questo vulcano”. E lui venne e scattò con la stessa macchina fotografica del “fotographer” appoggiata su un tavolo e mi promise che poi il “photographer” me l'avrebbe inviata... ma l'artista si sa non è un funzionario comunale del protocollo, l'artista si perde nel suo viaggio, e mai la foto mi giunse... Buon viaggio Paolo!

Per fortuna però, questo me lo devo ricordare, tornato nella piazza, ho incrociato l'amico Andrea Cotica del Fotocineclub di Treia e gli ho elemosinato la foto del cartellone d'ingresso alla mostra. Almeno questa l'ho ricevuta!


Paolo D'Arpini - Comitato Treia Comunità Ideale



Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=SnkTlxJdpiQ


P.S. Finalmente il 1 novembre è arrivata la foto testimonianza con questo messaggio: "...carissimo Paolo, ti ringrazio per questo immenso regalo. Le tue parole mi riempiono di gioia e.... ti mando la foto promessa. Grazie, grazie, grazie, Paolo Cudini"



martedì 26 ottobre 2021

Treia, 28 ottobre 2016. Una memoria sulla scossa sismica e la visita di Errani, Ceriscioli e Sciapichetti ed altri alti personaggi




Me ne stavo tranquillo  seduto con alcuni amici venuti a trovarmi da Roma, la mattina del 28 ottobre 2016,  durante  la consueta colazione al solito baretto,  meditando sugli eventi del 26 ottobre in cui due  potenti scosse sismiche sconvolsero Treia. Stavo leggendo Il Resto del Carlino in cui trovai che era stata pubblicata  pubblicata la mia lettera “L’uomo e l’amore per la Terra” (vedi: https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2016/10/23/la-terra-e-la-nostra-vera-casa-dobbiamo-conservarla-per-lumanita-futura/ ), ed ecco che la mia amata e fedele compagna Caterina mi informa di aver ricevuto un sms dall’assessore David Buschittari in cui ci invitava a presenziare  alla visita, attesa verso le 11, del commissario governativo per i terremoti, Errani, che veniva a Treia per visionare i danni causati dai 2 sismi, quello di agosto e quello dei giorni scorsi.

Così mi sono lasciato convincere e  sono uscito in Piazza della Repubblica, dove tirava un forte vento mentre un piccolo gruppo di persone stazionava sotto i portici: vigili urbani, carabinieri, addetti alla protezione civile, impiegati comunali, assessori, professori, etc.

Dopo un po’ ho visto arrivare l’amica Valeria, che però non sapeva nulla delle vicende attese, ci siamo rifugiati all’ingresso del baretto per evitare le raffiche fredde e dopo una bella chiacchierata siamo usciti e lì nella piazza ho incontrato anche l’amico Lorenzo Luccioni della CGIL. 

Treia: Ceriscioli, Errani, Capponi e Sciapichetti

Dopo poco è arrivato il presidente della Regione Marche, Ceriscioli, accompagnato dall’assessore regionale, Sciapichetti, che sono saliti negli uffici comunali per coordinarsi con il sindaco Franco Capponi. Siamo andati anche noi a curiosare e dopo breve tempo tutto il gruppo (Errani non era ancora giunto) si è mosso  per visionare le strutture pubbliche lesionate. La perlustrazione è iniziata con la scuola Paladini, alla presenza della preside e di vari architetti che avevano eseguito le indagini sui muri e sulle crepe. Il gruppetto si è poi spostato, guidato dal sindaco, in via Montegrappa dove una casa risultava molto danneggiata, con crollo di cornicioni e parte del tetto.


Nel frattempo il sindaco raccontava che parecchi cittadini le scorse notti hanno preferito dormire nella palestra comunale, dove erano state istallate brandine da campo, per timore di crolli nelle abitazioni. Pare che molti treiesi abbiano dormito in macchina od in roulottes, per paura di nuove scosse improvvise, altri passavano la notte vestiti sui divani vicino agli ingressi di casa pronti ad evacuare al minimo fremito. Insomma a Treia c’era la psicosi da terremoto…
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Un po’ più fiducioso mi era sembrato il parroco, Don Gabriele, che siamo andati a trovare -sempre in gruppo- per appurare i danni verificatisi nella Cattedrale. Ceriscioli e compagni erano un po’ restii ad avventurarsi sotto le navate ed il tecnico comunale sconsigliava gli altri visitatori di entrare, poiché la struttura è stata dichiarata “inagibile”.
Infatti l’unica chiesa ancora utilizzabile a Treia è quella di san Filippo, di proprietà comunale, che abbiamo visitato subito dopo la Cattedrale. Ora il Comune e la diocesi l’hanno ripristinata come tempio in funzione, con tanto di panche, inginocchiatoi ed attrezzature liturgiche.

Treia, 28 ottobre 2016. Chiesa di San Filippo – Visita di Ceriscioli e Sciapichetti

Il tempio  è  stato ufficialmente riaperto al culto con una funzione  che si tenne alle ore 19 del 29 ottobre 2016. Con  la presenza del vescovo di Macerata, per una benedizione solenne. A proposito di cose ecclesiastiche, durante le visite ho avuto un abbocco con Don Gabriele il quale mi confermò la sua disponibilità a farci usare i portici della chiesa parrocchiale di Passo Treia, per svolgervi una parte della “Fierucola delle Eccellenze Bioregionali” dell’8 dicembre 2016.

Nel frattempo vediamo giungere una fiammante fuori serie  che si ferma proprio davanti al comune, all’interno c’era l’Errani tanto atteso, arrivato con forte ritardo sulla scaletta di marcia. Niente paura, egli è sceso dalla vettura e subito ha preso confidenza con i presenti, chiedendo di poter vedere il panorama dalla balaustra, a fianco del famoso monumento a Pio VI.

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Mentre Errani osservava il panorama ecco che  si scatenava la ressa dei fotografi e degli operatori TV, che scattavano flash a tutto spiano, in particolare c’era una ragazzona mora molto agitata che continuava a spostarsi da un lato all’altro della scena. Le faccio una battuta: “Come mai sei così eccitata?” e lei “vado di fretta mi aspettano in redazione per scrivere l’articolo su questo avvenimento”.  Le risposi: "Ti capisco, anch’io quando facevo il corrispondente de Il Messaggero, dovevo sempre sbrigarmi per uscire fuori con la notizia. Adesso per fortuna scrivo solo su “Il Giornaletto di Saul” e posso permettermi di divagare e raccontare anche aspetti collaterali degli eventi vissuti." 


Mi confidavo così con la giovane reporter e non avendo telefonino né macchina fotografica   dovetti accontentarmi di  foto di repertorio per questo articolo.  Ed alla fine, c'è sempre una fine,  il folto gruppo delle autorità, con Errani e Ceriscioli in testa, salì sulle macchine parcheggiate lì davanti e si dirisse lesto lesto verso il santuario francescano del Santissimo Crocifisso (anche quello lesionato in più punti), dove  i frati lo aspettavano (forse anche per  un rinfreschino, immagino, poiché l’ora di pranzo era prossima).

Paolo D’Arpini - Comitato Treia Comunità Ideale



sabato 16 ottobre 2021

Treia. Anteprima letteraria... da "Altari senza Dio" di Maurizio Angeletti




Non c’è libertà senza giustizia né… giustizia senza libertà

Il 15 ottobre 2021,  l'attore e poeta passotreiese Maurizio Angeletti, ha letto ad un gruppetto selezionato di amici  l'introduzione del suo prossimo libro, in fase di redazione, dal titolo  "Altari senza Dio"  seguito da un brano tratto dal suo ultimo libro "Il limite cosciente" di cui una copia è stata donata alla piccola biblioteca allestita nella sede di Auser Treia. 



Sta accadendo e, come nel romanzo distopico di G. Orwell – ‘1984’ –, l’ipotesi di un ‘Grande fratello’ è in corso d’opera acciocché abbia luogo… e si realizzi.

La storia ci ha insegnato che il solo modo per controllare una popolazione è soggiogarla, instillando in essa la paura per incutere ansia, timore, terrore e panico. E per assuefare le masse a non pensare, a non dubitare, a non interrogarsi e a non interrogare – inducendole a credere in un dogma ineluttabile e inconfutabile –, si pone in atto un terrorismo mediatico, sanitario, politico, economico e giuridico. 

Quando un governo, con ripetute violazioni, calpesta le libertà fondamentali e i diritti sanciti dalla carta costituzionale, avocando a sé quei pieni poteri che solo uno stato di guerra potrebbe consentire, si è davanti alla demolizione della democrazia. Poiché quando quelle libertà e quei poteri, sanciti dalla Costituzione, vengono delegati a società esterne e a comitati estranei alle istituzioni della Repubblica, vuol dire che si è arrivati a una deriva democratica. Un governo che commette, con metodi coercitivi definiti DPCM o DL, ma di fatto percepiti come violazioni delle libertà personali e dei diritti, ed imposti attraverso controlli, chiusure forzate, multe, sanzioni, istigazione alla delazione e – come se non bastasse – all’obbligo vaccinale nonché al passaporto sanitario, di fatto quel governo è un regime eversivo. Quando si schierano, nel territorio, decine di migliaia di operatori delle forze dell’ordine che anziché servire lo Stato, e quindi i suoi cittadini, si pongono al servizio di un “altro stato” – il ‘deep state’ (it.-stato profondo/lo ‘Stato oscuro’) –, uno stato estraneo che condiziona fortemente l’agenda pubblica e schiera nelle strade un esercito di 70.000 militari, ci si deve chiedere se è stata dichiarata guerra a una popolazione, a sua insaputa, o se stanno commettendo azioni costituzionalmente illegittime, giuridicamente illecite e moralmente riprovevoli, e se si è davanti a uno stato… di polizia. 

E quando si arriva ad allestire (i cosiddetti) campi container per l’assistenza alla popolazione in caso di eventi emergenziali – almeno questa è la narrazione che circola – si deve prendere atto che incombe il terremoto o il diluvio universale, oppure si stanno allestendo, semplicemente, dei ‘campi di concentramento’. E quando si assume la consapevolezza che queste posizioni non mirano al contenimento di un’artificiosa pandemia bensì mirano a demolire, in maniera sostanziale, un modello di vita (il nostro) stroncando ogni tipo di autonomia di pensiero e indipendenza di giudizio, si comprende anche che non si è di fronte a una pandemia ma a una psico-pandemia: ‘un pandemonio’. E quando, in sostanza, si vuole eliminare alla radice ogni forma di critica verso il potere, illegittimamente assunto da un’oligarchia servilmente funzionale all’instaurazione di un governo mondiale – e alla distruzione di un modello sociale di oltre duemila anni di storia –, si è, di fatto, in un regime totalitario. 

E vedendo i pubblici poteri violare le libertà costituzionali, e i diritti sanciti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto, e un dovere, del cittadino.

Treia, 15  ottobre 2021, Maurizio Angeletti (per ‘Altari senza Dio’)


Lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso. Difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà; la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”. (Oriana Fallaci (1929-2006), giornalista d’inchiesta e scrittrice.)




martedì 5 ottobre 2021

Il dottor StranoDraghi e l'Imposizione Miseria Unificata… - Ovvero: come imparai ad amare la tomba!

 



Abitare a Treia è una grande fortuna, da qui si capisce come funziona il mondo. E da cosa si capisce? Ma è semplice... da quel che accade giorno per giorno e da come le cose dall’alto immediatamente si riflettono sul basso. Qui non parlo del Cielo e della Terra bensì del governo e dei sudditi.

Ad esempio,  mi sovviene delle numerose abitazioni,  chiese e luoghi pubblici chiusi e dichiarati inagibili in seguito al terremoto di alcuni anni fa... Questo malgrado le ripetute promesse di celere restauro. Ma,  si sa, i terremoti nel centro Italia sono all'ordine del giorno e gli immobili sono tanti   e lo stato non può permettersi di accollarsi i danni civili per cui il cittadino alla fine deve  arrangiarsi, magari  assicurandosi privatamente -come consigliava l'ex ministro Clini del governo Monti-  su tutti i malanni naturali ed innaturali che incombono sulle proprietà (proprietà per modo di dire, s'intende).

Lo stile governativo del governissimo di Draghi segue la linea ed il tenore del governo dell'altro "professore" (Monti) e ben pochi sono stati gli "aiuti" ai terremotati, anche in seguito al blocco totale del lavoro e della normale esistenza, in conseguenza della simil "pandemia", subentrata  negli ultimi due anni di similvita.

Tutte mosse e mossette  del super Mario gestore  capo del Governissimo (del tutti dentro). Un  grande aiuto a portare avanti l’addomesticamento totale del popolo, teleguidato dal governo degli "esperti".

Gli esperti governativi telematici e militari rispetto ai comuni “politici”  hanno il pregio di aver studiato e sanno come in passato i poteri imperiali hanno dominato il popolino.

Ad esempio l’IMU (Imposizione Miseria Unificata) è una invenzione dell’impero britannico. L’imposta sulle abitazioni vide la luce nell’800 nei possedimenti indiani della corona, allorché un “furbo” vicerè pensò bene di tassare le case degli indigeni. La cosa sembrò tanto irreale e “persino” infernale ai poveri indiani che essi, anticipando la nonviolenza gandhiana, si inventarono una forma di protesta passiva: la morte in vita, si chiamava, ovvero tutti si astennero dallo svolgere qualsiasi attività di ogni genere, non solo l’astensione dal lavoro ma anche quella dal cibo, dal lavarsi, etc. etc. Ognuno si piazzò fuori della porta di casa e si accoccolò in attesa della morte. Una protesta siffatta gli inglesi non l’avevano mai vista. Magari una rivolta, che so, un attentato, una parolaccia, un mugugno… ma che uno si lasciasse morire per una tassa... non era mai capitato.

Ma perché gli indiani rifiutarono quella imposta iniqua sulle loro case? Semplice, gli indiani sono gente  fatalista, se si sentono espropriati del diritto di avere un riparo allora a che serve vivere? Se la propria casa non è più la tua ma viene ipotecata dallo stato che ne chiede un riscatto annuale per lasciartela in uso, allora vuol dire che il primo requisito della vita, quello di un riparo garantito, scompare e perciò è inutile vivere. 
Ma gli inglesi sono furbi, oltre che cattivi, essi costrinsero la gente a bastonate a riprendere le loro attività, ma siccome lo spirito del popolo si era talmente fiaccato da impedire un normale svolgimento delle attività produttive dopo un po’ la tassa fu tolta e pian piano tutto riprese come prima... Ovvero con l’esazione di imposte dirette ed indirette sugli utili e sul lavoro.  Per fortuna  i nostri esperti hanno studiato la storia, l'ha studiata soprattutto il Draghi che è  ben istruito ed un conoscitore  di  grande finanza e di  economia dall'alto.

Stranodraghi contestato alla BCE

Evidentemente lo scopo dei suoi provvedimenti in Italia  non è quello di pareggiare il bilancio dello stato o di far ripartire la nazione. No, quello scopo potrebbe essere ottenuto in modo immediato e semplice, togliendo alle banche centrali il diritto di signoraggio sull’emissione monetaria e riconsegnandola nelle mani dello Stato.  Ma lo scopo  dello StranoDraghi   è quello di indebolire sempre più il nerbo della creatività e della resistenza italica, che persino sotto Franceschiello, riusciva a produrre inventiva e lavoro, senza ricorrere a prestiti capestro dei banchieri apolidi internazionali. Insomma  quel che interessa al Governissimo è tolgliere ogni speranza agli italiani, corcandoli di tasse, imposte, gabelle e debiti...


Ma torniamo  a parlare dell'IMU. E vediamo come agisce questa tassa, ad esempio nel contesto di una comunità come quella di Treia. Il popolo -si sa- ha sempre cercato di difendere la sua famiglia e cosa è più protettivo di un ricovero, di un tetto sotto il quale sentirsi sicuri? Certo, ci sono gli imprevisti, le inondazioni, i terremoti, ma queste cose succedono una tantum mica ogni anno e con regolarità. E quando succedono la famiglia si rimbocca le maniche e ricostruisce.  
Avvenne poi, con la diminuzione del numero dei figli, che le case dei nonni e degli zii venissero ereditate, così magari uno si trova con tre case, una nel paesello dei nonni, una nella città dei genitori ed un’altra in cui si vive con la propria famiglia. Queste case restano lì un po’ per ricordo e per rispetto degli avi, un po’ perché ci si va in pellegrinaggio due o tre volte all’anno od anche in vacanza e magari si spera che un giorno potranno essere d’uso a quel figlio od a quella figlia ancora studenti o nullafacenti.

Cosa succede con l'imposizione dell’IMU? Improvvisamente quelle case diventano un peso, ogni anno bisogna pagare una tangente allo stato per poterle possedere e la tangente è esosa, molto esosa. Allora si cerca di correre ai ripari e si mettono in vendita le case avite che non vengono più usate continuativamente.

Le conseguenze? Ogni italiano mette in vendita una o due case e il mercato crolla. I prezzi delle abitazioni vanno a stracci, ed in alcun modo non si riesce a venderle, per via dello sbilanciamento di richiesta-offerta.
Lo vedo qui a Treia. Quando arrivai 10 anni fa c’erano sì dei cartelli vendesi in giro ma non molti, le case in vendita erano quelle di chi per un motivo o per l’altro aveva lasciato il centro storico per andare a vivere nei borghi o causa trasferimento di lavoro in altri luoghi. Con l’avvento dell’IMU i cartelli si sono moltiplicati e sono scomparsi gli acquirenti. Oltre la metà delle a
bitazioni storiche di Treia sono seconde case  disabitate.

E gli acquirenti mancano, infatti chi è disposto ad acquistare una tassa? Chi vorrebbe pagare per ottenere un bene che comporta di dover pagare ulteriormente ogni anno una tassa? E non si tratta solo di IMU. Per avere una casa agibile devi pagare l’imposta sui rifiuti anche se non la abiti, devi pagare l’acqua, devi pagare l’elettricità, devi pagare il gas, devi pagare altre innumerevoli piccole e grandi gabelle che su di essa gravano.

Oppure devi abbandonarla completamente, cioè rinunciare all’uso, tagliare tutte le utenze e renderla di fatto inagibile. Ma anche questo non ti salva dalle responsabilità civili.

Quindi? Meno hai meglio stai!

Il lavoro non ce l’hai? Non paghi le tasse. La casa ti è stata pignorata? Ne occupi una abusivamente o vai sotto i ponti. Il cibo manca? Provvederà la Caritas o il Reddito di Cittadinanza. Sul ponte sventola bandiera bianca? Ci penserà StranoDraghi! Sei proprio ridotto al minimo? Per fortuna la mafia c’è ed una mano è sempre disposta a dartela, in cambio di piccoli servigi….

Paolo D’Arpini