domenica 11 dicembre 2022

Il Passo di Treia dalle origini ad oggi - Cenni di storia e protostoria

 

E così ci sono riuscita, tra delicati impegni familiari, a esserci, alla Fierucola delle eccellenze bioregionali dell'8 dicembre 2022, a presentare il libro "Il Passo di Treia", tra i mille altri prodotti che il territorio ha offerto in esibizione, anche solo per conoscenza.

Ringrazio Maurizio Angeletti che ha realizzato questo progetto. Al solito ognuno legge nei libri ciò che vuole e mi ha stupito sentirlo parlare dei due testi che lui ha trascritto parola per parola, sottolineando principalmente la pagina iniziale che Arcangeli Caracini dedica al lago dell'epoca Miocenica che si estendeva dove ora c'è Passo di Treia e prendere lo spunto per elencare e spiegare tutte le ere geologiche! Certo è più portato per le scienze che per la storia! Ma, se voglio far polemica per spostare su Facebook la piazza di divulgazione, l'assist mi è stato offerto da chi mi ha fatto notare che uno dei miei due "maestri" riconosciuti, lo studioso Medardo Arduino era presente, tra la piccola folla che quasi traboccava nella saletta della presentazione, ma si è alzato e se ne è andato appena ho nominato l'altro dei miei due "maestri" e cioè la studiosa Simoneta Torresi, alla quale devo un po' tutta la visione storica e la prospettiva di Passo di Treia che nel 1300 ospitava i pellegrini del Giubileo, tra cui ... Dante Alighieri.

Del resto, nei due autori storici: don Otello Patrassi, e Arcangelo Caracini, che si rifanno al Foglietti, ho cercato proprio, nella presentazione, di trovare elementi pro o contro la mia tesi storica. Avrei voluto esporre con cura quattro punti, ma li ho solo elencati:

1) i nomi di Passo di Treia. Don Otello Patrassi dice che si chiamava Treia o Traia. Non solo quindi nomi e città che si spostano, dal fondovalle alla cima dei colli, ma una variante che egli accenna e non spiega, e secondo me (anzi, secondo la Torresi) va letta con cura: un nome , Treia o Trea o simile, era quello dato dai Piceni, Mentre Traia era il nome della colonia romana, nome dato dagli (odiati) conquistatori, dove i Piceni poterono, riabitare le loro stesse terre, solo dopo trent'anni di servizio militare nell'esercito romano. E questo solo nel 1 secolo, dopo la tremenda guerra tra i due popoli,, la Guerra Sociale. Prima invece le città Picene erano libere, più evolute di Roma, anzi, madri di Roma, in ogni aspetto dello stato e dell'economia (ad esempio energia dei Mulini, costruzione dei Ponti, cariche dei Pontefici, tessitura, coltivazione del grano, ecc.). I Piceni ritornano vincitori dalle Guerre Giudaiche, ma sempre col cuore amaro e perciò si riportarono gli Apostoli, la nuova religione, e anziché condurre in carcere San Pietro lo fecero predicare in ogni tempio romano (i Mitreya) che trovavano lungo la strada Settempedana (circa da Ancona o Sirolo, fino all'Appennino e poi giù a Roma). Quindi anche a Passo di Treja, nel Mitreium presso il Ponte Romano. E dove stava? E quale chiesa è stata lì costruita?

2) Il ritorno dei Franchi. i due autori parlano di "venuta" dei Franchi, e non lo trovo contrastante. Qui ci fu il fulcro dell'impero di Carlo Magno.

3) C'è stato o no un aumento di civiltà nell'anno del Giubileo, 1300? L'autore conferma: ben 22 nuovi mulini furono costruiti subito prima del 1300. LA Borgata di Passo di Treia, afferma poi Arcangelo Caracini, nacque nel 1300. (Ma già ha detto che è esistita dall'inizio dei secoli, appena il lago si è aperto la via tra Monte Cucco e Monte Francolo, lasciando fertilissime colmate di terra e solchi d'acqua da entrambi i lati). Nel 1300 quindi Passo di Treia ebbe un rinascimento. E tanto mi basta.

4) Il mistero della chiesa n. 4 nella mappa interna al libro. Ma anziché parlare di essa, che so per certo essere stata una delle sette chiese del Giubileo del 1300, e che forse in origine era un semplice Mytreium lungo la via d'acqua del Vallato (antico acquedotto romano), mi sono dedicata ai versi di Dante che descrivolo il "Ponte dei Romani", che potrebbe essere il Ponte della Svizzera, a Passo di Treia. Esso da un lato conduceva a San Pietro (lato treiese), dall'altro al Monte e ad Castello (lato monte Francolo e quindi del Re di Francia). In mezzo a spartire le due direzioni c'erano diavoli cornuti con una sferza in mano che frustavano ogni pellegrino alle terga, così quello si spicciava subito e nessuno prendeva il secondo o il terzo colpo. Ora: Svizzera vuol dire Sguizza, sia nel significato di fiume che fa la serpentina, sia nel significato di sferza, frusta. Il Ponte della SFERZA, sotto il velame de li versi strani, può essere benissimo il Ponte della SGUIZZERA. C'era quel ponte? Arcangelo Caracini ci dice che il Comune di Treia, (lato pontefice, l'ho definito) aveva obbligato il Marchese della Marca (di cui si ignora il nome, e che sarebbe il lato Re di Francia) a restaurare il Ponte nel 1282, esattamente quanto vennero ordinati altri 12 mulini, che credo abbiano richiesto alcuni anni per essere allestiti. E fu Giubileo, cristiani, papi e Franchi. Ma subito il gran conflitto. solo quattro anni dopo il conflitto faceva ardere i roghi. Dante fu condannato a morte nel 1300 stesso. ma anche dall'altra parte soffrirono: Il papa Bonifacio fu ucciso con due schiaffi dai cavalieri mandati dal re di Francia e da allora, le due rive del Ponte a Passo di Treia si scontrarono ferocemente: Francesco Sforza. i Visconti, il Papa. la Serenissima Venezia, i Da Varano, forse anche Francesco I e Carlo V. Tutti rivendicavano di essere gli eredi di Carlo Magno: o del successore Ludovico il Pio, o dei suoi molti fratelli Germani, cioè di Padre. Così Franchi e Germani e ogni nobiltà italica ed europea è passata a Passo di Treia a distruggere. Compresa la "pestifera Compagnia degli Inglesi", già nel 1366 che portò alla totale distruzione di case, ville e borghi. Addio Borgata del 1300!!! La storia di Passo di Treia è veramente grandiosa, tragica, e di essa tutto è stato distrutto, anche il nome! Perché essa è stata l'origine della storia di tutti i popoli che abitato in Europa. Questa luminosa intuizione sulla vallata del Potenza e del Chienti, che non ha avuto timore di nominare posti oggi così inceneriti, mi ha fatto appassionare a questa storia e questo lo devo agli studi di Simonetta Torresi, sennò non avrei neanche seguito altri studiosi, come Medardo Arduino, che molto hanno aggiunto, ovviamente a volte sovrapponendo, a volte contribuendo.
C'è così tanto da scoprire! Intanto l'idea di fare una serie di di incontri alla Torre di Passo di Treia stessa. E magari dare l'adiacente Ponte della Svizzera come tema! Qualcuno lo dica ai miei due "maestri", così portati alla sfida! Qualcuno gli lanci questo guanto!














































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